4. I figli: Nuove vite ancorate nel passato o proiettate nel futuro?

 

Abbiamo visto come la funzione primaria della famiglia sia quella di accompagnare i figli fino al raggiungimento della piena autonomia.

La famiglia di origine appartiene al passato ed ha solo il compito di trasmettere le acquisizioni ed i valori in suo possesso, senza impedire che i figli attingano ad altre fonti, analogamente a quanto avviene per la formazione culturale.

Il contesto sociale si evolve ed i figli dovranno vivere nel contesto di domani, diverso da quello riflesso dalla famiglia di oggi.

Purtroppo spesso questo concetto si perde di vista ed i giovani si trovano impreparati nell'impatto col mondo sociale; da qui il disorientamento ed il facile slittamento nelle varie forme di devianze.

Analizziamo alcuni atteggiamenti che le nostre famiglie reputano utili per i figli ma che in definitiva si risolvono a loro danno.

 

A. Figli in funzione dei genitori
 

Spesso l'affetto per i figli si manifesta con atteggiamenti di possessività.

I figli sono considerati parte di sé e si agevola il permanere di questo tipo di relazione simbiotica.

Le conseguenze che ne derivano sono diverse, secondo le modalità di interazione; possiamo raggrupparle in tre tipi:

a) Accettazione della simbiosi con uno o con entrambi i genitori; conosciamo fin troppo bene il tipo di persona adulta che, anche dopo sposata, continua a dipendere dai genitori, certamente con grave disagio del coniuge e con serie difficoltà nella relazione di coppia.

b) Ribellione con permanenza dello stato simbiotico; con una certa frequenza il figlio apparentemente si ribella a questo tipo di legame, ma si tratta semplicemente di un gioco che ha come unico obiettivo il mantenere il legame attraverso la schermaglia.

c) Ribellione con rottura definitiva del rapporto; sono i casi in cui il figlio reagisce ad un tipo di legame che gli sta stretto e non trova altro modo se non uscire sbattendo la porta.

 

B. Figli in funzione delle proprie aspettative
 

Altre volte si cerca di realizzare nei figli le proprie aspettative.

Tutti abbiamo dei sogni e degli ideali nella vita, ma non sempre riusciamo a realizzarli. Spesso ripetiamo che sarebbe bello avere una seconda vita, col ricordo e l'esperienza della prima, per poterci organizzare meglio ed attuare quanto non siamo riusciti a fare precedentemente. Nell'impossibilità concreta di farlo, aspiriamo a realizzare nei figli quanto le circostanze non ci hanno permesso di attuare.

Le modalità con le quali si tenta di raggiungere questo obiettivo possono essere diverse:

a) Imposizione aperta dei propri progetti, cercando di superare ogni remora o aspirazione diversa del figlio, giudicata come una ridicola velleità.

b) Manipolazione sottile del figlio per indurlo ad accettare i piani genitoriali, della cui bontà si è fermamente convinti.

c) Presentazione come dato di fatto del piano prestabilito, stupendosi che il figlio possa nutrire una qualche perplessità.

 

C. Figli in famiglie di stile patriarcale.
 

L'organizzazione sociale passata ruotava attorno a due grandi settori lavorativi: l'agricoltura e l'artigianato.

Entrambe le attività si prestavano molto alla gestione familiare ed i figli restavano legati alla famiglia anche da un vincolo economico; il padre, oltre alla sua funzione specifica, era il datore di lavoro e restava tale fino al termine della vita. Solo con la sua morte la famiglia si scioglieva ed i figli davano origine a nuovi patriarcati.

Con l'avvento della società industriale e lo sviluppo del terziario i figli cominciano ad avere una autonomia lavorativa e spesso subentra la necessità di vivere lontani dalla famiglia di origine.

Tutto questo impone altri modelli di vita, un diverso tipo di rapporto genitori-figli e quindi una maggiore e più precoce realizzazione di autonomia da parte dei figli stessi.

Il voler conservare l'ideale di vita familiare funzionale in un contesto socio-economico precedente diventa ora anacronistico; si rischia di intralciare lo sviluppo dell'autonomia di cui il giovane avrà bisogno per gestire adeguatamente la sua vita.

Non è certo casuale che nell'ambito della mafia si usi il termine famiglia per indicare una organizzazione, rigida, chiusa e fortemente gerarchizzata.